Ciao Samantha, grazie per aver accettato di fare questa intervista e parlare del tuo rapporto con la scrittura e soprattutto de Le Cronache di Albion, di cui troverete la recensione. Quanti libri dedicherai alla leggenda di Re Artù?
La saga sarà composta di 3 libri e, forse, un prequel su Merlino.
Cosa ti ha spinto a parlare del mito di Re Artù e perché proprio questa leggenda?
Le leggende arturiane hanno sempre esercitato un fascino particolare su di me! La spada magica, la tavola rotonda, le gesta dei cavalieri: c’erano tutti gli elementi che solitamente amo in un fantasy. La leggenda, però, è molto scarna ed essenziale, non mi soddisfava. Perciò ho deciso di scrivere, inizialmente solo per me, la storia che avrei voluto trovare tra gli scaffali di una libreria.
Come mai la scelta di scrivere il romanzo con più punti di vista?
Gli esseri umani non sono né buoni né cattivi: ognuno di noi ha il suo personale punto di vista sulla vita, perciò perché non dovrebbe accadere anche per i personaggi di un libro? Volevo che il lettore potesse scegliere da che parte stare, con chi schierarsi. E i risultati sono stati i più disparati: lo stesso personaggio è stato visto come buono da alcuni lettori e cattivo da altri.
Hai mai pensato che la scelta di utilizzare diversi POV potesse essere fuorviante per il lettore, o comunque fonte di critica?
La scelta del POV multiplo non è stata facile. Sapevo che non tutti l’avrebbero condivisa ma ho deciso di assumermi ugualmente questo rischio: i lettori che l’hanno compresa l’hanno apprezzata e si sono divertiti. Volevo che il lettore diventasse parte della storia e compisse una scelta. Questa saga ci spinge a chiederci: chi dice che Artù debba essere l’eroe della storia?
A quale personaggio ti senti più vicina e a quale più lontana per i modi di fare e pensare?
Il personaggio a cui mi sento più vicina è senz’altro Morgana: lei incarna il mio percorso personale, la rabbia e l’impotenza davanti alle difficoltà della vita fino alla scelta di reagire e alla presa di coscienza di se stessa… la rabbia che, per anni, mi ha accompagnata e poi ho superato, anche grazie a lei. Il personaggio più lontano dal mio modo di pensare è sicuramente Grugno: lo abbiamo conosciuto velocemente in Caliburn e sarà sviluppato meglio nel seguito. Non condivido il gusto che prova nel far soffrire gli altri.
Scrivi alcuni motivi per leggere il tuo libro:
Questo libro fa per te se… ti affascinano le antiche leggende, le donne forti, i draghi e i maghi guerrieri. L’antica leggenda prende vita grazie a un tocco di magia che, spero, possa entrare a far parte della vita dei miei lettori. Non è solo un’avventura, ma anche un percorso di crescita e formazione che porta i protagonisti a comprendere veramente se stessi.
Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
La scrittura è il modo in cui rielaboro (inconsciamente) le mie emozioni. È il mio rifugio, la mia vita. Posso affrontare qualunque cosa sapendo che, in ogni momento, posso estrarre la mia agenda e lasciar fluire i miei pensieri assieme all’inchiostro.
Ci vuoi parlare dell’altro tuo romanzo, The Tenant of Stanford House?
The tenant of Stanford House (Stanford House nella versione italiana) è stata un’incredibile avventura! Mi sono cimentata con un nuovo genere, il gotico e sicuramente essere scelta da una CE americana mi ha dato molto coraggio. È una storia perfetta per l’autunno: James Burden si ritrova proprietario di un antico maniero i cui proprietari sono morti in circostanze misteriose. La sua bella governante, Magda, viene additata dalle malelingue del villaggio ma lui sa che la risposta si trova nella nebbia, terribile e inquietante, che circonda ogni cosa.
Hai altri romanzi o racconti in programma?
L’anno prossimo usciranno il secondo volume delle Cronache di Albion e il seguito di Stanford House. Un nuovo romanzo è al vaglio di una casa editrice e nel frattempo sto scrivendo un nuovo fantasy, probabilmente autoconclusivo
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