“L’eternità relativa”, ultimo libro della trilogia di Francesco di Giuseppe

Trama

La saga del leggendario esploratore appartenente all’Ordine giunge al termine.
Grim è in grossi guai eppure sembra non importargli.
Vuole prendersi una pausa dal suo compito più importante ovvero la ricerca disperata della persona a lui più cara ma ben presto scopre di non potersi tirare indietro.
Nel frattempo il tetro reparto dei mietitori, questa volta guidato dal nuovo capo Miolghe, è alle prese con un’imminente missione progettata per essere un massacro.
Nuove strade si apriranno per Grim e nuove scoperte sorprendenti gli permetteranno di proseguire la sua ricerca tra universi duali, luoghi fuori dall’ordinario e amicizie preziosissime.

Recensione

Non poter tornare indietro nel tempo dà valore alle nostre scelte e ci rende realmente liberi

L’ultimo libro della trilogia dedicata al protagonista Grim e alla sua amata Hope, più dei due precedenti ha un tocco fantascientifico, sempre con elementi che riprendono la storia e la mitologia, ma con un maggiore spazio alla scienza, e in parte anche alla religione. Grim continua e termina il suo percorso, fatto di avventure, amore, distacchi e riavvicinamenti, con un finale dolceamaro che fa sentire subito la mancanza della sua storia.

Uno dei temi più importanti è di come il credere nella scienza non necessariamente escluda il credere anche in qualcosa di superiore che possa aver dato inizio all’universo e a tutto ciò che ne consegue. Entrambi possono andare di pari passo nel rispetto da una parte delle leggi scientifiche che regolano tutto ciò che ci circonda, e dall’altro in qualsiasi credenza religiosa.

Altro argomento rilevante è quanto sia fondamentale conoscere altre culture per poter accrescere il proprio sapere e poter trarre da questi degli spunti per migliorarsi e cercare di migliorare il territorio in cui viviamo.

La possibilità che un giorno si scoprano nuovi pianeti e nuove galassie in cui è possibile vivere o in cui già, probabilmente, potrebbero esserci altre forme di vita, fa riflettere su quanto siamo piccoli e fallibili e quanto i nostri problemi siano meno grandi di quanto ci sembrano.

L’unica nota negativa del libro, a mio avviso, è che si sarebbe potuto dare un maggiore spazio al figlio di due personaggi secondari, ma molto rilevati all’interno del romanzo: la sua situazione fa molto riflettere su qualcosa che è molto ricorrente ai giorni nostri. Si tratta infatti di un ragazzo che è costretto a crescere da solo senza i genitori, tanto occupati con il lavoro. Viene fatto un cenno al sentimento di solitudine che il ragazzo prova nel vivere senza la propria famiglia, ma non viene specificato come questo poi lo abbia portato a fare delle scelte forse un po’ discutibili. 

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