Ogni anno, quando il calendario scivola verso il 6 gennaio, il pensiero verso una figura che la letteratura fantasy ha a lungo ignorato: la Befana. Questa figura non è una macchietta folkloristica, né una curiosità regionale. È uno degli archetipi magici più antichi e complessi prodotti dall’Europa. Un’“Antica Signora” che cammina sul confine sottile tra fiaba e gotico, tra cenere e dono, tra giudizio e misericordia.
Dalle dee pagane alla vecchina cristiana: una storia di metamorfosi
La Befana nasce molto prima della sua associazione con l’Epifania cristiana. Le sue radici affondano nei riti agrari dell’Italia preromana e romana, tra il X e il VI secolo a.C., quando nei dodici giorni successivi al solstizio d’inverno si credeva che figure femminili sovrannaturali sorvolassero i campi per propiziare il raccolto. Erano manifestazioni di dee come Diana, signora della luna e dei boschi, o divinità minori quali Sàtia e Abùndia, custodi della sazietà e dell’abbondanza.
La cristianizzazione non cancellò queste credenze, ma le trasformò. Il nome stesso “Befana” deriva da una corruzione popolare di “Epifania”, attraverso le forme intermedie bifanìa e befanìa. Il termine compare per la prima volta in italiano nel XVI secolo, grazie a Francesco Berni, seguito da Agnolo Firenzuola. Alla dea volante si sovrappose la leggenda cristiana della vecchia che rifiutò di seguire i Re Magi e che, pentita, iniziò a cercare il Bambino Gesù lasciando doni ai bambini.
È qui che avviene la fusione definitiva: il mondo ciclico e naturale del paganesimo si intreccia con la narrativa della redenzione cristiana. La Befana diventa una figura liminale, sospesa tra due sistemi simbolici, capace di parlare a entrambi senza appartenere del tutto a nessuno.
Oltre la calza: l’archetipo della Crone
Spogliata degli orpelli consumistici, la Befana rivela il suo vero volto: quello della Crone, la Vecchia Saggia della mitologia comparata e della psicologia junghiana. È anziana, curva, vestita di stracci scuri; ha il volto segnato dal tempo, le scarpe rotte, il corpo coperto di fuliggine perché entra nelle case dal camino, soglia simbolica tra interno ed esterno, tra mondo umano e invisibile.
I suoi poteri sono profondi, non spettacolari. Vola nella notte, domina il tempo (visita il mondo in una sola notte), giudica il comportamento umano e trasmuta la materia: il carbone, residuo del fuoco, non è solo punizione, ma simbolo di fertilità e rinnovamento. Prima di andarsene, spazza il pavimento: un gesto apparentemente domestico che in realtà sancisce la chiusura dell’anno vecchio e la preparazione del nuovo.
In termini fantasy, la Befana non sarebbe una semplice strega. Se la inserissimo in un manuale di Dungeons & Dragons, sarebbe un’Archfey: un’entità legata ai cicli naturali, al sole morente e rinascente, alla giustizia arcaica che precede la legge.
Sorelle e riflessi: da Baba Yaga a Pratchett
La parente più prossima della Befana è senza dubbio Baba Yaga, la strega del folklore slavo. Entrambe sono custodi delle soglie, capaci di offrire salvezza o distruzione. Ma se Baba Yaga conserva un’aura più apertamente terrificante, la Befana ha subito una domesticazione cristiana che ne ha addolcito i contorni senza annullarne il potere.
La grande letteratura fantasy britannica ha spesso cercato di ricreare questa figura senza mai nominarla. Nel Mondo Disco di Terry Pratchett, Granny Weatherwax incarna perfettamente la Crone: ruvida, poco affabile, dotata di una magia che non risiede negli incantesimi ma nella comprensione radicale dell’animo umano. La sua “testologia” non è lontana dal giudizio silenzioso della Befana.
Anche Neil Gaiman, in American Gods, ha costruito un pantheon di divinità dimenticate che sopravvivono ai margini della modernità. La Befana vi si inserirebbe con naturalezza: una dea romana degradata a spazzacamino, che vive finché qualcuno la aspetta appendendo una calza. È l’essenza del Low Fantasy: la magia che abita la polvere, non le spade scintillanti.
Gianni Rodari e l’urban fantasy italiano
In Italia, l’autore che più di ogni altro ha compreso la complessità narrativa della Befana è stato Gianni Rodari. Con La Freccia Azzurra (1964), Rodari realizza un’operazione che oggi definiremmo urban fantasy: una Befana commerciante, quasi dickensiana, oppressa dai debiti, inserita nel tessuto sociale di una città moderna. La magia non scompare, ma si sporca di realtà, anticipando di decenni la moda del retelling contemporaneo.
Libri, echi e ispirazioni moderne
Sebbene la Befana compaia raramente come protagonista nella narrativa internazionale, esistono opere che le hanno restituito centralità. The Legend of Old Befana di Tomie dePaola ha contribuito a diffondere la sua storia nel mondo anglosassone, mentre Yours, Befana di Barbara Cuoghi ed Elenia Beretta ne propone una rilettura moderna e potente.
Il suo archetipo, tuttavia, vive soprattutto per rifrazione: nelle riscritture di Baba Yaga, nelle streghe di Pratchett, nella narrativa di Katherine Arden, fino ai personaggi che guidano i morti o chiudono cicli, come in The House with Chicken Legs di Sophie Anderson. Persino figure maschili come Gandalf condividono con la Befana il ruolo di testatori morali, giudici silenziosi che appaiono quando il tempo è maturo.

Il carbone e la moralità grigia
Ciò che rende la Befana straordinariamente moderna è la sua moralità ambigua. Non è un assoluto di bontà come Babbo Natale, né una personificazione del male. Porta doni e carbone, premio e conseguenza. In un’epoca in cui il fantasy abbraccia sempre più la moralità grigia del Grimdark, la Befana appare come una figura sorprendentemente attuale: l’inverno necessario prima della rinascita.
Un archetipo senza tempo
Mentre appendiamo le calze nella notte dell’Epifania, vale la pena ricordare che la Befana non è solo una tradizione folkloristica. È un archetipo universale: il tempo che passa, il giudizio che educa, la saggezza che nasce dall’età. In una cultura ossessionata dalla giovinezza, la Befana ci ricorda che il potere più autentico risiede nell’esperienza e nella memoria.
Forse questo è il suo dono più grande: non i dolci, ma la consapevolezza che le storie antiche continuano a volare sopra di noi, trasformandosi senza mai scomparire. Finché la letteratura fantastica saprà ascoltarle, la Befana continuerà a solcare i cieli, regina di cenere e custode del tempo.

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