Eros: Oltre la Freccia. Viaggio dalla Forza Primordiale all’Archetipo del Fantastico

Eros non è mai stato un “personaggio” rassicurante. È, piuttosto, una forza dirompente che attraversa i millenni, mutando forma ma mantenendo intatta la sua natura di catalizzatore del caos e della trasformazione. Per capire come siamo passati dal Caos primigenio ai moderni eroi del fantasy, dobbiamo ripercorrere un sentiero letterario che trasforma il desiderio da semplice emozione a vera e propria struttura dell’universo.

La Forza prima della Forma: L’Eros del Principio

Le origini di Eros sono avvolte in una nebbia cosmogonica che ne definisce la potenza assoluta. Nella Teogonia di Esiodo, composta circa ventotto secoli fa, Eros non è un bambino e non ha genitori. Egli emerge direttamente dal Chaos, insieme alla Terra (Gea) e agli Inferi (Tartaro). In questa fase arcaica, come sottolineato dagli studi di F.A. Spencer, Eros non possiede tratti umani: è un principio ontologico, la “colla” universale che permette agli elementi discordanti di unirsi e generare la vita. Senza Eros, il cosmo rimarrebbe una distesa di materia inerte e solitaria. È l’impulso creativo che rende il mondo “narrabile”, perché è solo attraverso l’attrazione che accadono le cose.

Col tempo, la mitologia ha sentito il bisogno di “umanizzare” questa forza terribile, dandogli una genealogia più comprensibile. È qui che nasce l’Eros olimpico, figlio di Afrodite e Ares. Questa unione è un paradosso vivente: l’amore nasce dall’incontro tra la Bellezza e la Guerra, tra la seduzione e il conflitto. Questa ambivalenza è ciò che i poeti greci, come Saffo, chiamavano glukupikron, il “dolceamaro”: una sensazione che trafigge, che ferisce come una freccia e che può portare tanto alla beatitudine quanto alla rovina.

Il Daimon Filosofico: Quando il Desiderio diventa Racconto

Se i miti ci hanno dato l’immagine del dio, è stata la filosofia a darci la sua “logica” narrativa. Nel Simposio di Platone, la figura di Eros compie un salto evolutivo fondamentale. Attraverso la voce di Diotima, Platone ci spiega che Eros non è un dio perfetto, ma un daimon, un essere intermedio che vive nello spazio tra l’umano e il divino. Figlio di Penia (Povertà) e Poros (Ingegno), Eros è per sua natura incompleto. Desidera ciò che non ha, e proprio perché gli manca qualcosa, agisce, inventa, si muove.

Questa intuizione platonica, ripresa magistralmente da studiosi come K. Dowden, trasforma Eros nel motore immobile della letteratura. Se Eros fosse appagato, non ci sarebbe storia. Il desiderio è una tensione che genera movimento: è la spinta che costringe l’eroe a lasciare la propria casa, a cercare la bellezza, a superare i propri limiti. Da qui nasce l’idea di Eros come “scala” verso la conoscenza, un concetto che diventerà l’ossatura di ogni romanzo iniziatico, dove l’amore per l’altro è solo il primo passo verso una trasformazione interiore più profonda.

Apuleio e la Metamorfosi del Dio Invisibile

Il momento in cui Eros entra pienamente nella “narrativa” moderna è senza dubbio il II secolo d.C., con Apuleio. Nel celebre episodio di Amore e Psiche all’interno delle Metamorfosi, Eros smette di essere solo una forza o un’allegoria per diventare un personaggio complesso, dotato di una sua interiorità e, soprattutto, di segretezza. Come ha dimostrato W. Hooker, questo racconto non è solo una fiaba, ma un mito platonico messo in scena.

L’Eros di Apuleio è lo sposo invisibile che vive nell’ombra, una figura che anticipa l’estetica del gotico e dell’ “amato misterioso”. Psiche, l’Anima, deve attraversare prove atroci e scendere negli inferi per riconquistare il suo dio. In questa narrazione, l’amore non è una consolazione, ma una prova iniziatica. È un percorso fatto di cadute, errori e redenzione, dove Eros agisce sia come amante che come ostacolo. Questo modello è diventato lo stampo per infinite storie, da La Bella e la Bestia alle moderne dinamiche del genere romantasy, dove l’oscurità dell’amato è la condizione necessaria per la crescita della protagonista.

Eros e la Legge dell’Impossibile: L’Amore Proibito tra Fantasy e Tragedia Greca

Per comprendere appieno perché il tema dell’amore proibito sia il cuore pulsante del fantasy moderno, dobbiamo guardare oltre il semplice romanticismo e rivolgerci alle ferree strutture della tragedia greca. Nell’antichità, l’Eros non era mai un sentimento isolato; era una forza che entrava in rotta di collisione con la Dike (la giustizia cosmica) e l’Ananke (la necessità del Fato). Nel fantasy contemporaneo, questo scontro viene riproposto sostituendo le leggi della polis con le leggi magiche o biologiche dei mondi immaginari.

L’amore tra creature di stirpi diverse — si pensi a Beren e Lúthien in Tolkien o ad Aragorn e Arwen — non è solo una sfida alle convenzioni sociali, ma un atto di vera e propria Hybris (tracotanza). Infrangere il confine tra l’immortale e il mortale significa sfidare l’ordine naturale dell’universo, proprio come gli eroi tragici sfidavano il volere degli dèi. In questa prospettiva, l’amore proibito diventa un catalizzatore di catastrofi: esso non è “sbagliato” moralmente, ma è “ontologicamente destabilizzante”. Come accade nelle opere di Madeline Miller, dove il legame tra Achille e Patroclo accelera l’ineluttabilità del Fato, l’Eros agisce come quella Hamartia (l’errore tragico) che, pur essendo dettata dalla parte più nobile dell’anima, conduce inevitabilmente al Pathos (la sofferenza).

La letteratura fantastica recupera dunque la funzione della Nemesi: il prezzo per un amore che scavalca i confini del “permesso” è quasi sempre il sacrificio estremo o la perdita dell’identità. Tuttavia, è proprio qui che il fantasy compie il suo atto più sovversivo rispetto alla tragedia classica. Se per gli antichi il fine ultimo era la restaurazione dell’ordine attraverso la caduta dell’eroe, nel fantasy moderno l’Eros proibito diventa spesso uno strumento di rottura del ciclo del Fato. L’amore proibito non è più solo una condanna, ma l’unica forza capace di generare una nuova realtà, una sintesi tra mondi opposti che la legge antica avrebbe voluto eternamente separati. In questo senso, Eros cessa di essere una vittima della tragedia per diventare l’architetto di una nuova cosmogonia, ricordandoci che il desiderio, nella sua forma più pericolosa e proibita, è l’unico vero motore del cambiamento universale.

L’Eredità nel Fantasy: Una Magia Antica e Brutale

Arriviamo così alla letteratura fantastica dei nostri giorni, dove Eros sembra aver smesso i panni del fanciullo alato per tornare alle sue origini più oscure e potenti. Sebbene rari siano gli incontri diretti con il dio in tunica e arco, la sua funzione strutturale è ovunque. Nel fantasy, l’amore è trattato come una “magia antica”, una forza elementale che precede le leggi degli uomini e persino quelle dei maghi.

Pensiamo alla protezione che il sacrificio di Lily Potter conferisce a Harry: non è un incantesimo libresco, ma l’evocazione dell’Eros primordiale, la forza che protegge la vita contro il nulla di Voldemort. O ancora, consideriamo l’amore tra Beren e Lúthien in Tolkien: un legame che infrange le leggi biologiche e divine, spingendo una creatura immortale a scegliere la mortalità. Qui l’eros non è un capriccio, ma una scelta ontologica che ridefinisce il destino del mondo.

Autori come Rick Riordan e Madeline Miller hanno spogliato Eros dell’estetica angelica per restituirgli la sua numinosità. Nel mondo di Riordan, Eros (o Cupido) è un guerriero letale che “mette a nudo” le verità più dolorose, ricordandoci che l’amore richiede un coraggio brutale. Madeline Miller, d’altro canto, usa l’Eros come uno strumento di ribellione contro il Fato. Per Achille e Patroclo, amarsi non è solo un sentimento, ma un atto politico e metafisico contro la volontà fredda degli dei dell’Olimpo. È la forza “disruptive” che permette all’uomo di essere libero in un mondo di profezie ineluttabili.

Infine, non possiamo dimenticare le visioni di C.S. Lewis in Till We Have Faces, dove il dio della montagna è una presenza invisibile e terrificante, la cui voce è come un tuono, o la figura di Desiderio (Desire) in Sandman di Neil Gaiman, un’entità androgina e crudele che ricorda l’Eros orfico: una forza che ci completa, ma che può anche distruggerci.

La Divinità Letteraria Permanente

Eros, dunque, non appartiene più soltanto alla religione degli antichi greci; è diventato una divinità letteraria permanente. È il principio attivo che rende possibile ogni racconto, perché incarna la nostra costitutiva incompletezza. Da forza cosmica a demone filosofico, da amante invisibile ad archetipo della magia antica, Eros continua a operare ogni volta che una storia mette in scena il desiderio come rischio e trasformazione.

In questo San Valentino, vi invito dunque a guardare oltre la superficie. Dietro le cartoline e i cioccolatini, sopravvive l’ombra di un dio arcaico che emerge dall’Uovo Cosmico portando luce e tormento. Eros non ci promette la felicità statica, ma la metamorfosi continua. Ed è proprio in questa tensione, in questa ricerca incessante di ciò che ci manca, che risiede la magia più potente della nostra letteratura e della nostra vita.

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