“Lisaah di Tirnboog”: secondo libro della saga di Alessandro Garlaschi

Trama

La giovane si guardò il braccio sinistro, togliendo il guanto, mostrando le quattro dita nere e lucide, ricoperte di piastre chitiniche.
«Pericolosi. Come lo sono io, secondo la Dottrina, secondo il Deoré. Non sono nemmeno umana, per quello che si può vedere.» mormorò stringendo il pugno, che per un istante sembrò reagire alle sue emozioni iniziando a creare sulle nocche quelle che sembrarono borchie appuntite, che scomparvero pochi secondi dopo.
La Mater rimosse anche lei il guanto dall’unica mano che aveva, usando i denti e scoprendo la protesi biotecnica in vari punti rovinata, a mostrare il metallo e i materiali polimerici sottostanti.
«Non siamo umane, nessuno può dire il contrario e non per via del tuo braccio o perché abbiamo tradito l’Unicratum o altro. Guardami. Mi consideri umana? Solo perché ho scelto di essere così invece che aver ricevuto quello che è ora il tuo braccio sinistro? Certo, so che lo consideri qualcosa di orribile e te ne vuoi disfare, ma alla fine non è lui che determina cosa sei, i tuoi sentimenti o la tua anima. Sono le tue azioni, le tue emozioni, le tue scelte a renderti umana.»


Sfuggita dal Palazzo Sidereo dopo lo scontro con Funesta, Seerah, in compagnia di Mater Velosta affronterà un nuovo viaggio per tornare nell’unico posto che ancora può considerare casa e da chi considera suo amico. La sua vendetta è cambiata, ma non il suo scopo, quello di ottenere giustizia. Così, aggrappandosi ad una flebile speranza, Seerah, o Lisaah come ormai si fa chiamare, ricomincerà a viaggiare, questa volta diretta nella patria degli Eevens, accompagnata da Goarrt e dall’unico pegno di amicizia tra due razze in lotta tra loro da secoli. Nulla la fermerà nel suo desiderio di incontrare il Deoré, parlare con lui e dare pace a Veeniah. Ma non solo l’Unicratum è una terra pericolosa. Anche le terre dei Mutati, le Terre Libere come le chiamano loro, sonopiene di nemici, intoppi e colpi di fortuna. Parlerà con draghi e con esseri che non dovrebbero esistere, cambierà al punto da non riconoscersi più, finchè non incontrerà qualcuno che anche se solo per un instante la farà sentire non più sola. Sarà Seerah o Lisaah a vincere la sua personale guerra?

Recensione

Il viaggio di Seerah prosegue in Lisaah di Tirnboog di Alessandro Garlaschi, un romanzo che continua a esplorare l’interessante connubio tra narrativa fantasy e fantascientifica già introdotto nel primo volume. In questa peculiare ambientazione futuristica, tecnologie avanzate che garantiscono una longevità millenaria convivono in modo organico con creature classiche dell’immaginario fantastico – come draghi, orchi ed elfi – ognuna ben caratterizzata dalla propria cultura e dal proprio ruolo nel mondo.

Se nel primo capitolo l’elemento sci-fi era predominante, in questo volume viene dato maggiore respiro al fantasy, all’introspezione e all’evoluzione dei personaggi. Il cuore emotivo della storia è senza dubbio il legame sempre più profondo tra Seerah e Mater Velosta. Dopo il crollo dei suoi vecchi ideali e la perdita di molti amici, Mater Velosta rimane per la protagonista uno dei pochissimi punti di riferimento in un mondo improvvisamente ostile.

Il romanzo brilla per le sue tematiche di crescita personale. Seerah si rende conto di aver vissuto finora in una bolla illusoria: le disavventure che affronta la costringono a fare i conti con un mondo molto meno pacifico e perfetto di quanto credesse. Tuttavia, questo scontro con la realtà le permette di comprendere che la diversità non è un limite, ma una fonte di maturazione. Pur diventando un essere “unico” e strano agli occhi degli altri, Seerah impara ad accettare la propria natura e a sfruttarla per raggiungere i suoi obiettivi, realizzando che il valore di un individuo non si misura dalle apparenze, ma dalle sue azioni. Molto affascinante è anche la riflessione sulla ricerca della vita eterna da parte di alcuni personaggi, un desiderio che dimostra di esigere sempre un prezzo altissimo da pagare.

Dal punto di vista narrativo, il libro ha il pregio di chiarire molti interrogativi lasciati in sospeso nel primo volume, sebbene il ritmo soffra di qualche sbilanciamento. La prima parte risulta infatti piuttosto lenta, mentre il finale accelera notevolmente con ritmi molto serrati: le sequenze conclusive sono ben descritte, ma avrebbero beneficiato di un maggiore respiro. In particolare, avrei dedicato più pagine all’incontro tra Seerah e gli antichi scienziati durante la ricerca del deoré, approfondendo lo scambio di conoscenze e l’arricchimento reciproco tra le vecchie e le nuove culture. Ciò non toglie che non vedo l’ora che esca il prossimo volume e che finalmente Seerah abbia a che fare con Mater Funesta, personaggio molto contorto ma che ancora deve avere il suo spazio nella saga.

Infine, una nota sulla veste grafica: la nuova copertina è un netto passo avanti rispetto al volume precedente e contestualizza bene una delle vicende narrate. Tuttavia, in un mercato editoriale in cui l’impatto visivo gioca un ruolo cruciale per attrarre i lettori, credo che un immaginario così ricco e particolare meriterebbe un’illustrazione ancora più iconica ed evocativa.

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