“Seerah dell’Unicratum, L’anomalia di Fracterra” di Alessandro Garlaschi

Trama

Il balenare del coltello che quello più vicino aveva estratto le fece balzare il cuore in gola e prima che potesse bloccarlo, il suo braccio sinistro si era formato e mostrava tutta l’intenzione di attaccare. La strana apparizione bloccò l’uomo per un secondo, abbastanza per lei da afferrare il polso con il coltello e stringere, secondo quanto aveva imparato nelle lezioni di Kavras. La mano chiusa cadde a terra, tranciata dagli artigli neri e lucidi, e con lei il coltello. La bocca dell’uomo si aprì per urlare, un muto grido di dolore prima che il pugno di Seerah lo colpisse in pieno al volto facendo cadere a terra. L’altro si mosse, iniziando ad estrarre la spada, ma lei fu più veloce, afferrando il coltello caduto e lanciandoglielo dritto nella gola con una forza tale da attraversarla completamente e rimbalzare sulla pietra con un rumore metallico che si mischiò con i gorgoglii dell’uomo morente.

Fracterra, 2215 PDE. In un pianeta distrutto e riforgiato da miliardi di possibili alternative, la giovane Seerah è addestrata per difendere un impero che conosce solo dalla propaganda filomilitare. A combattere Mutati e Skaincloss che ha studiato solo su antichi libri. Ad obbedire a regole così antiche che sono ormai Dottrina, la parola del Deore.
Tutto va come deve andare nel Sacrario 77, ma qualcosa di imprevisto uccide i suoi compagni, le strappa la sua vita e il suo braccio sinistro, fa svanire nel nulla il suo amore.
Decisa a ritrovare la sua Veeniah, aiutata da strani amici e pericolosi mentori, imparerà che l’Unicratum non è quello che sembra e che i mostri, quelli veri, non sono solo quelli sui libri.
Ma nel cuore dell’impero umano, nelle profondità del Palazzo Sidereo, nell’ultima partita tra la vita e la morte, quale scelta sarà la mano vincente?

Recensione

Con Seerah dell’Unicratum, primo volume della saga L’anomalia di Fracterra, Alessandro Garlaschi costruisce un universo narrativo ambizioso, nel quale l’immaginario fantasy e quello fantascientifico non vengono semplicemente accostati, ma si intrecciano fino a diventare parti complementari della stessa realtà. Il risultato è un romanzo scorrevole, coinvolgente ed emozionante, capace di trasportare il lettore in un mondo dominato tanto dalle atmosfere medievaleggianti del fantastico quanto dalla tecnologia e dalla rigida organizzazione di un apparato militare futuristico.

La storia è ben congegnata e riesce a suscitare curiosità fin dalle prime pagine. Lo scenario iniziale introduce immediatamente una condizione di instabilità, creando la giusta aspettativa rispetto agli avvenimenti che determineranno lo sviluppo dell’intero racconto. Il lettore viene condotto progressivamente all’interno di una realtà vasta e complessa, senza che la quantità di informazioni comprometta il ritmo della narrazione. Al contrario, ogni nuovo dettaglio contribuisce ad ampliare la percezione dell’universo in cui si muovono i personaggi e ad alimentare il desiderio di scoprirne regole, popoli e misteri.

L’ambientazione rappresenta uno dei punti di forza più evidenti del romanzo: il mondo è articolato, accuratamente descritto e soprattutto dotato di una forte componente visiva. Luoghi, creature, strutture sociali e apparati tecnologici vengono rappresentati con sufficiente precisione da permettere al lettore di ricostruirli mentalmente e di sentirsi parte integrante del viaggio.

Il world-building si distingue per la ricchezza e la varietà degli elementi che lo compongono. L’autore non si limita a delineare genericamente una società futuristica, ma ne definisce le gerarchie, le cariche militari, la terminologia e i meccanismi di funzionamento. A questi aspetti si affiancano invenzioni più propriamente fantascientifiche, come gli organi tecno-biologici, le armature e le tecnologie legate all’Unicratum. Anche il linguaggio contribuisce alla credibilità dell’universo narrativo: il gergo popolare impiegato dalle diverse creature suggerisce l’esistenza di culture autonome e di comunità con una propria identità.

Il paesaggio e l’organizzazione dell’Unicratum appartengono principalmente alla fantascienza, così come le dotazioni utilizzate da coloro che vivono al suo interno. Eppure, procedendo nella storia, Seerah incontra popoli e creature riconducibili all’immaginario fantasy. Il romanzo trova proprio in questa contaminazione la sua identità più interessante: tecnologia avanzata, disciplina militare, ordini rigidamente strutturati e componenti tecno-biologiche convivono con esseri fantastici, atmosfere arcaiche e comunità organizzate secondo principi profondamente diversi.

L’unione tra i due generi non appare, dunque, come un semplice espediente estetico. Essa diventa parte della struttura profonda del racconto e permette all’autore di mettere a confronto visioni del mondo opposte: ordine e libertà, uniformità e differenza, progresso tecnologico e tradizione, disciplina collettiva e scoperta individuale.

Seerah incarna perfettamente l’incontro, e in alcuni momenti lo scontro, tra questi due universi. Nata contadina e successivamente cresciuta all’interno dell’efficiente e severo ordine militare dell’Unicratum, la protagonista sopravvive quasi per errore a un evento catastrofico che distrugge la realtà nella quale aveva imparato a riconoscersi. Privata improvvisamente di ogni certezza, è costretta ad affrontare un mondo esterno che, fino a quel momento, le era stato presentato come estraneo, incomprensibile o persino inaccettabile.

Il suo viaggio non consiste soltanto nella ricerca di ciò che ha sempre considerato casa. È anche un percorso di formazione e di graduale revisione delle convinzioni ricevute. L’educazione impartitale dalle Mater e la dottrina dell’Unicratum hanno profondamente influenzato il suo modo di osservare la realtà. Per questa ragione, Seerah inizialmente fatica a comprendere e ad accettare tutto ciò che non corrisponde alle categorie attraverso le quali è stata abituata a interpretare il mondo.

Il contatto con creature, popoli e situazioni esterne all’Unicratum provoca però una lenta trasformazione. La protagonista comincia a intuire che ciò che le è stato insegnato non costituisce una legge universale e che l’ordine nel quale è cresciuta rappresenta soltanto una delle molte realtà possibili. Al di fuori di esso esistono comunità fondate su valori differenti, esseri capaci di provare sentimenti e costruire legami secondo modalità che lei non conosce e individui che hanno vissuto esperienze persino opposte alla sua.

Uno degli aspetti più riusciti del personaggio è proprio la tensione tra il condizionamento ricevuto e l’umanità che continua a emergere nonostante tutto. Dietro la disciplina militare, in Seerah sopravvivono il bisogno di appartenenza, il dolore per ciò che è andato perduto e la nostalgia per le persone e le cose alle quali era legata. Le sue difficoltà nel comprendere la diversità non vengono cancellate artificialmente: diventano invece parte di un’evoluzione credibile, scandita da esitazioni, conflitti e nuove consapevolezze.

In questo senso, il romanzo affronta indirettamente un tema molto umano: la possibilità di mettere in discussione l’unico sistema di valori che si sia mai conosciuto. Seerah deve imparare a distinguere ciò che è davvero suo da ciò che le è stato imposto, senza poter rinnegare completamente l’identità costruita nel corso degli anni. È proprio questa ambivalenza a renderla una protagonista interessante e lontana da una caratterizzazione semplicistica.

Anche i personaggi secondari contribuiscono alla solidità del romanzo. Ciascuno possiede caratteristiche coerenti con il ruolo ricoperto nella storia, ma anche peculiarità sufficienti a renderlo riconoscibile. Non si tratta soltanto di figure funzionali allo sviluppo della trama: molti di loro sono capaci di suscitare curiosità e partecipazione emotiva grazie alle rispettive personalità e alle relazioni che instaurano.

Oltre alla stessa Seerah ho apprezzato in modo particolare Oorth e Laart. La loro relazione costituisce uno degli elementi emotivamente più coinvolgenti del libro e riesce, in diverse occasioni, a far battere il cuore. Attraverso di loro, la narrazione trova momenti di calore e vicinanza che bilanciano efficacemente la durezza dell’ambientazione militare e la tensione degli eventi.

Lo stile di Alessandro è scorrevole e adatto alla storia raccontata. Il linguaggio, pur dovendo descrivere un universo ricco di termini, gerarchie e tecnologie originali, rimane generalmente semplice, accurato e di immediata comprensione. La scrittura accompagna il lettore nella scoperta del mondo di Fracterra senza appesantire eccessivamente la narrazione e conserva un ritmo capace di stimolare la curiosità.

L’alternanza tra scene d’azione e sequenze più lente e introspettive è ben calibrata. I passaggi dedicati all’avventura e al pericolo mantengono alta l’attenzione, mentre quelli concentrati sui pensieri di Seerah permettono di comprendere meglio il suo conflitto interiore. Il romanzo riesce così a intrattenere senza rinunciare alla costruzione psicologica della protagonista.

L’unico elemento che avrei probabilmente modificato è l’immagine di copertina. Pur essendo esteticamente gradevole, non credo riesca a rappresentare pienamente la ricchezza della storia né la particolarità del progetto narrativo. Il tratto più distintivo del libro è proprio la fusione tra due generi molto amati, fantasy e fantascienza, e una copertina capace di rendere immediatamente visibile questa doppia anima avrebbe comunicato con maggiore efficacia l’originalità del romanzo. Si tratta comunque di un’osservazione relativa alla presentazione esterna dell’opera, che non riduce il valore dell’universo costruito dall’autore.

Seerah dell’Unicratum è una lettura consigliata agli appassionati di fantasy e fantascienza e soprattutto a chinon riesce mai a scegliere definitivamente tra i due generi. Alessandro Garlaschi realizza un mondo ampio e visivamente potente, sostenuto da un sistema sociale e tecnologico complesso, da creature riconoscibili e da un linguaggio coerente con le diverse culture rappresentate.

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